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Ai cinema "Non resta che piangere"

Intervista a Massimiliano Giometti

di Claudio Salvi

Le sale rimangono al buio. I cinema, così come i teatri sono ancora off limits anche se il
Dpcm di fine febbraio indicava una data simbolica di riapertura: 27 marzo, Giornata
mondiale del teatro. Ma i gestori delle sale di proiezione non sono affatto ottimisti. In primo
luogo per l’andamento della pandemia, poi perché le Marche sono ancora in zona rossa - la
qual cosa impedirebbe una possibile riapertura di cinema e teatri - e infine la curva
epidemiologica di questa terza ondata che, proprio in quei giorni dovrebbe toccare il
culmine. Insomma quella del 27 marzo sembra solo una data indicata simbolicamente più
che un countdown vero e proprio che prelude a una ripartenza del settore. Massimiliano
Giometti del gruppo Giometti Cinema (membro del Coordinamento di Cna Cinema Marche),
che conta oltre 100 schermi tra Marche, Emilia Romagna, Toscana ed un centinaio di
dipendenti dice la sua.

Dunque il 27 marzo i suoi cinema non riapriranno?

“Vuole scherzare? Emilia Romagna e Marche sono zona rossa e anche se per miracolo
diventassero bianche, che film proiettiamo nelle sale? Credo che quella data, che pure
indicava la buona volontà del ministro Franceschini di riaprire al più presto, sia stata più che
altro una speranza. Del resto i numeri che c’erano alla firma del decreto non erano certo
quelli impressionanti di ora”.


Dunque, zona rossa a parte, mancano i film?

“Esattamente. Le case di distribuzione non ne hanno. O, meglio, non li danno ai cinema fino
a che non hanno la sicurezza di avere almeno l’80% di tutte le sale aperte. E dunque di cosa
stiamo parlando? Del nulla. Film americani e grandi produzioni zero; d’animazione idem,
Commedie italiane già rinviate in autunno. In questo momento nessuno rischia e dunque
non ci sono titoli. E’ un paradosso, lo so. Ma se volessi aprire i miei cinema domani, non
saprei che film mettere in macchina; insomma ci manca la materia prima”.
Ma non è solo la mancanza di pellicole l’unico problema?
“No certo. Con le nuove disposizioni abbiamo la capienza delle sale limitata al 25% dei posti.
Occorre fare il tracciamento di ogni singolo spettatore e per evitare file i biglietti d’ingresso si
possono acquistare solo online. Ma non basta. All’interno dei cinema non è possibile
consumare bevande o alimenti e durante la proiezione ognuno deve indossare la
mascherina. Insomma non ci resta che piangere...come recitava il titolo del film con Benigni
e Troisi”.
E poi c’è il problema dei dipendenti
“Già dovrei toglierli dalla cassa integrazione per riaprire (ma senza film), per poi magari
richiudere dopo qualche giorno”.


Ma è possibile ipotizzare una data di riapertura?“Vedremo dopo Pasqua. E’ ragionevole che se prosegue la campagna vaccinale e la curva
dei contagi continua a scendere, complice forse l’arrivo della bella stagione, si possa
pensare ad una riapertura dei cinema magari con una programmazione iniziale a 30-40
giorni per poi vedere”.


Quando si potrà parlare di ritorno alla normalità secondo lei?
“Bisognerebbe chiederlo a un mago. Credo verosimilmente il prossimo autunno e ci saranno
tantissimi titoli credo; anche troppi. Noi gestori intanto non siamo rimasti con le mani in mano
e assieme a CNA Cinema e altre associazioni come Ueci e altre abbiamo commissionato
un’indagine sul pubblico ponendogli una serie di questioni compresa quella delle riaperture. I
risultati saranno pubblicati a breve”.

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